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Duomo di Catania all'interno la cappella di Sant'Agata

Conosci le leggende legate al mito di Sant’Agata?

19Gen

Numerose e suggestive sono le leggende che sono fiorite attorno alla figura della Santa.

Per dar loro fondamento e credibilità,specie per quanto riguarda le due iscrizioni agatine di MSSHDEPL e NOPAQUIE, che si leggono sulle porte della cattedrale e su parecchi monumenti agatini, si ricordi che di parecchi di esse è stato detto che siano di origine divina.

  • MSSHDEPL:

significherebbe infatti che la mente di Sant’Agata è sana e spontanea,per l’onore di Dio e per la salvezza della sua città, e la tradizione dice che un angelo scese dal cielo e depositò questa iscrizione,incisa in una tavoletta , che ora si conserva a Cremona,sulla tomba si Sant’Agata, nel 251d.c.

Festa di Sant'Agata

iscrizione MSSHDEPL

  • NOPAQUIE:

significherebbe “Non offendere la patria di Sant’Agata perché essa è vendicatrice delle offese”, e si dice che per queste parole l’imperatore Federico II di Svevia, nel 1232-33,abbia salvato la vita ai Catanesi,che aveva deciso di mandare tutti a morte, perché rei di ribellione contro di lui. L’imperatore avrebbe letto queste parole in un cartiglio, indicate con le sole iniziali, e misteriosamente trovate in un suo libro di devozioni.

iscrizione NOPAQUIE

iscrizione NOPAQUIE

Di origine più popolare sono le altre leggende.

I dolci tipici di Sant’Agata, come tutti sanno,sono le olivette,la leggenda dice che Agata mentre veniva condotta al tribunale del suo persecutore Quinziano, si fermò per allacciarsi una scarpa. In quel punto preciso sbocciò un oleastro,e i suoi frutti furono raccolti dai devoti catanesi.

olivette-santagata

dolci tipici legati alla tradizione per la festa di Sant’Agata

Il bello è che dinanzi alla chiesa del Santo Carcere,nella piazzetta lungo la salita dei Cappuccini, nell’aiuola che è sotto la finestra, fiorisce, manco a farlo apposta,un oleastro: e molti ingenuamente credono che sia proprio l’oleastro di Sant’Agata,mentre è stato piantato lì verso il 1920, ad opera di Vincenzo Casagrandi . Non potendo piegare Sant’Agata né con le blandizie né con i tormenti,Quinziano la mandò a morte,dopo averle fatto strappare una mammella con le tenaglie:Ma tutto andò contro i suoi desideri: la terra fu scossa,la gente si convertì al cristianesimo, ed al crudele tiranno fu riservata una morte orribile, annegando nei gorghi del Simeto, mentre attraversava il fiume per andare a prendere possesso dei beni confiscati alla sua vittima.

Il popolo infatti, per spiegare i grossi gorghi che si notavano nel fiume Simeto durante le piene invernali, faceva ricorso alla leggenda agatina, e qualcuno affermava di sentire , il 5 Febbraio, l’urlo disperato di Quinziano e l’ultimo nitrito del cavallo, travolti dalle onde vendicatrici del fiume catanese. Ma la più poetica tra le leggende agatine è quella riguardante la tela di Sant’Agata.

Per tenere a bada il potente Quinziano, che la voleva sposare, la giovinetta catanese, ricorrendo ad uno stratagemma che ricorda molto da vicino quello di Penelope, disse che si sarebbe sposata quando avesse finito la tela che stava tessendo; naturalmente, come Penelope,di notte disfaceva quanto aveva tessuto di giorno, sicché il lavoro non finiva mai,